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Chi siamo

Sin da bambino, ho vissuto la campagna come una ininterrotta distesa di filari dove ogni colle, pianura e zolla erano ricoperti da vigneti. L’azienda della mia famiglia si estendeva per quasi 5 ettari, completamente vitati in filari ad alberello … quanto lavoro e quanta fatica!  Il ramato veniva dato a mano così come ogni altra lavorazione, ripetuta con assurda e lenta monotonia. Ogni  vite veniva toccata, accarezzata e curata da mani sapienti. Sempre. Nessun rimando era concesso, nessuna deroga. C’era la potatura, la scacchiatura, la legatura …  giorno dopo giorno, sotto il sole d’estate così come nel gelo d’inverno si stagliavano tra i filari i profili dei miei genitori con la pelle a un tempo bruciata dal sole o sferzata dal vento pungente. D’inverno la brina mattutina fermava il tempo con un silenzio surreale rotto solo dal  lontano belare dei greggi che, dopo la mungitura, circondavano il pastore dal cui fuoco si innalzava il fumo odoroso di legna bruciata e caglio, mentre “forgiava”  ricotta e caciotte per sfamare se stesso e la sua famiglia. Il mio pastore. Spesso, all’alba, andavo a trovarlo con un fiasco di Cesanese rosso sotto  braccio, mi scaldavo un po’ al suo fuoco, mangiavo qualche prelibatezza direttamente dal pentolone e barattavo il vino con caciottine e ricotte. Vivevo nella campagna e con la campagna; ero felice, avevo 7 anni e, mentre seguivo i miei genitori, cacciavo insetti o scappavo dinnanzi a  qualche biscia, tuttavia avvertivo la malinconia, il silenzio e la fatica di quel lavoro. Distrattamente ascoltavo le “lezioni” di mio padre e osservavo le mani dei miei mentre con competenza “spulciavano” le viti. In verità, ero più attratto dall’eco dai canti che rompevano il silenzio della vallata, intonati per spezzare quella monotonia. Oggi torno in campagna, mio padre è morto, mia madre è anziana, il pastore era già al crepuscolo all’epoca. Mi guardo intorno …, siamo rimasti in pochi a coltivare i vigneti, oltre solo boschi. Quasi tutti i  vigneti di allora si sono spenti insieme ai padroni che nonostante l’amore e la passione non sono riusciti a tramandare ai propri figli quella cultura e quella scelta di vita. Ma io ci sono e con l’ amore di un tempo continuo a produrre il Cesanese di Olevano Romano con impegno e passione.

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